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L'angolo delle interviste

25.10.2011

 

Intervista a Patrizio Sigona, Scrittore

Argomento: Romanzi ambientati all'Eur

 

Patrizio Sigona

  1. Prima di parlare dei suoi romanzi vorremo sapere da lei, che è nato e cresciuto all'Eur, cosa pensa delle trasformazioni del nostro quartiere e, in generale, pensa che rispetto agli anni passati le condizioni di vita all'Eur siano migliorate?
    Essenzialmente sì; lo sforzo avuto in questi ultimi anni per fare del mio quartiere un sito urbano riconosciuto a livello mondiale è stato encomiabile. Peccato, però che come tutte le cose fatte nel nostro paese, o si perdono per strada (vedi Circuito di F1) o hanno dei ritardi di svolgimento tali che il beneficio culturale e turistico ne soffre a tal punto da diventare negativo anziché portare notorietà e fama nel mondo (vedi nuvola di Fuksas, museo del mare, ecc.).
    Io ho visto turisti fotografare i tralicci delle gru come gli scheletri di cemento armato anziché le strutture completate, e questo non è una bella testimonianza da portare nel mondo!
    Senza contare il disagio per noi abitanti che ci dobbiamo abituare a situazioni perenni di traffico limitato per lavori in corso o, addirittura, di servizi sospesi a tempo indefinito.
    Per completare la tua domanda aggiungerei che, sotto l'aspetto servizi è indubbiamente migliorato rispetto ai tempi in cui lo vissi da giovane. D'altronde la tecnologia ha fatto passi da gigante e conseguentemente anche la città intera si è adeguata.
    Trovo invece molto scaduta la cura generale del territorio anche se comprendo che, rispetto a venti/trenta anni fa la popolazione che "abusa" del mio quartiere è estremamente aumentata.
    Pensiamo solo a quanti pendolari giungono ogni giorno da tutta Roma ed oltre! Oppure a quanti passano attraverso l'Eur per raggiungere una enormità di quartieri limitrofi che una volta non esistevano.
    Tutto questo mette in crisi tanti aspetti oggi diversi rispetto a prima come ad esempio la pulizia delle strade, dei giardini, la manutenzione ordinaria.
    Se prima eravamo quattro gatti a godere delle bellezze dell'Eur... oggi quanti siamo?

  2. Ci racconti della sua esperienza, negli anni '80, in qualità di dj (uno dei primi in Italia) in quella che era l'unica radio dell'Eur: Radio Eurosound. Di cosa si parlava all'epoca nel nostro quartiere?
    Mi viene la lacrimuccia a pensare a quei tempi!
    Radio Eurosound non è stata solo una elettrizzante esperienza per me: è stato un punto di partenza per tante cose che hanno condizionato la mia vita.
    A parte il mio lavoro che ha percorso strade assolutamente diverse, il ricordo che ho di quella realtà è stato essenzialmente che, inconsapevolmente, avevamo creato un polo d'attrazione nel nostro quartiere.
    Senza aver mai pianificato tale evento, noi DJ ci siamo ritrovati ad essere il portabandiera della gente di qui; la voce delle persone che volevano dire la loro; il punto di informazione più certo ed immediato, ed il punto di riferimento per ogni necessità.
    Ricordo con piacere tanti aneddoti che non ho descritto nel mio libro "La polvere che balla" perché diversi dallo spirito del romanzo.
    Rammento di quanti anziani, lavoratori, o persone che soffrivano di una situazione di disagio, hanno chiamato la Radio per trovare semplicemente una compagnia, un conforto.
    Qualcuno un semplice aiuto.
    Ci fu un signore, ultraottantenne che un giorno chiamò per avere un aiuto pratico.
    Era una estate di quelle bollenti; gli serviva una medicina importante, ma nessuno dei suoi parenti, probabilmente in vacanza, potevano risolvere la sua necessità.
    Neppure conoscenti del suo palazzo, perché via in quel giorno assolato.
    Io ero in trasmissione per cui risposi al telefono.
    Lì sentii per la prima volta l'importanza di essere un mezzo di comunicazione utile per il mio quartiere, per la mia città, oltre che il divertimento e l'allegria.
    In aggiunta, ovviamente, il nostro direttore artistico, aveva proposto una infinità di rubriche e servizi che avevano lo scopo di informare continuamente l'ascoltatore circa gli avvenimenti che accadevano o le manifestazioni o appuntamenti che interessavano il nostro quartiere e la città intera.
    Approfitto per scusarmi con gli abitanti del palazzo dove era situata la radio in via Paolo di Dono, 143 per non averli fatti dormire con il chiasso della musica e per non avergli fatto vedere la televisione per mesi a causa della antenna che eregemmo sul tetto le cui emissioni oscuravano qualunque altra trasmissione.
    Ricordo di una signora del palazzo che lamentava il fatto che, quando apriva il suo frigorifero, sentiva la musica di Radio Eurosound...

  3. Veniamo ora alla sua attività di scrittore. Lei ha scritto tre romanzi ("La polvere che balla", "La sindrome del tramonto" e "La rotta delle principesse") ambientati all'Eur. Qual è stato il motivo per cui ha deciso di dedicarsi alla narrazione e come mai ha deciso di ambientare le storie nel nostro Quartiere?
    Il perchè è molto semplice.
    Primo: perché vivo, ho vissuto e vivrò qui, quindi conosco ogni pietra e pianta di questo quartiere e mi veniva facile descrivere le ambientazioni e i luoghi in quanto provati e vissuti sulla mia pelle.
    Secondo, e non sono l'unico che lo ha fatto, perché l'Eur si presta per questi soggetti, siano essi romanzi, film o altro.
    È una scenografia naturale per mille aspetti. Esiste un angolo, uno scorcio, una angolazione per ogni situazione descrittiva come pure un palazzo, un monumento, una fontana per ambientare una scena.
    E siccome io scrivo i miei racconti in modo semplice, dando spazio alle impressioni, i sentimenti, le angosce, le paura, le gioie, non riesco a trovare altro luogo in cui possa descrivere tali emozione se non dove io stesso le ho provate e le provo ancora.
    Inoltre il mio narrare è tipico dello sceneggiato cinematografico, fatto di descrizioni, ambientazioni, inquadrature, colori e sapori, quindi, trovo basilare poter riportare luoghi e situazioni reali tanto che il lettore potrebbe ripercorrerle davvero.

  4. Ci può descrivere, brevemente, di cosa parlano i suoi romanzi?
    Sono tre storie che vedono come protagonista uno dei tanti Commissari di Polizia che conosciamo anche in altri libri, fiction e films.
    E simile a tutti glia altri con la differenza che parla la mia lingua; la lingua dei giovani romani e dell'Eur.
    È la personificazione di me stesso; di quello che io sono con le mie insicurezze, le mie paure, le mie difficoltà, le mie gioie e i miei successi.
    Come me, Alessandro Cinti vive una vita da impiegato dello stato al limite tra lo svolgere al minimo sindacale il proprio lavoro e quello di trasformarsi in un impavido eroe.
    Io stesso certe volte, rileggendo i miei libri, non riesco a definire il carattere del Commissario forse perché è come il mio: credulone ma tenace, fannullone ma reattivo, incredulo ma scafato... insomma un "me" con la divisa.
    Le tre storie sono simili e riguardano ognuna aspetti reali della nostra società.
    Ho voluto ogni volta puntare il dito su temi che sono incancreniti e che non si riescono a debellare: la corruzione, la prostituzione intesa come facilità di vendersi in cambio di poco, l'illegalità generalizzata e tanto altro marciume con cui viviamo quotidianamente e a cui, purtroppo, non facciamo più caso.
    Cosa particolare che vorrei sottolineare è che nelle mie storie non ci sono mai vincitori assoluti; i buoni non vincono mai i cattivi definitivamente; il bene non schiaccia mai il male. Insomma, alla fine di ogni inchiesta anche Alessandro rimane in parte sconfitto, perché, nonostante scopra i colpevoli e scoperchi le malefatte, non riesce mai a mettere il punto definitivo su questi fatti.
    Il perché è stato spiegato prima: realtà troppo grosse per essere definitivamente distrutte.
    Con questo non voglio dire che c'è dell'amarezza e tristezza che emerge dallo scritto, anzi spesso è divertente grazie a personaggi, sempre presenti, come l'ispettore Antonio Miceli, salernitano d'animo e cuore, la perenne fidanzata Astrid Brunner e il cane lupo Prinz che diventano "macchiette" facendone di tutti i colori.

  5. Se dovesse scrivere altri romanzi – ci auguriamo di sì – potrebbe pensare di ambientare una sua storia nell'Eur di questi anni, oppure pensa che oggi, a causa soprattutto della cementificazione, l'Eur ha perso il suo fascino?
    È proprio la selvaggia cementificazione del nostro quartiere, e non solo, che è tema dell'ultimo libro che sto attualmente scrivendo.
    "Il presagio del cerchio" vede il nostro Commissario alle prese con un serial killer che lascia precisi messaggi, utilizzando il linguaggio dei cerchi, per portarlo sulla pista di tante scelleratezze finanziarie, concessioni edilizie prezzolate, favori e manomissioni amministrativi per variare il catasto a favore di irreprensibili "palazzinari" che si mangiano la città pezzo a pezzo.
    Il sacrificio di tanti uccisi, porterà a scoperchiare complicità inaspettate che, come al solito, puniranno i soliti "pesci minori" lasciando che tutto possa continuare lo stesso.
    È la croce del nostro Commissario che deve strozzare in gola l'urlo di una gioia piena.
    Se ci pensate … è anche la nostra croce.